Il sole si abbassa lentamente sull’orizzonte, tingendo d’oro le colline marchigiane. Dai filari ordinati dei vigneti, l’aria porta con sé il profumo della terra scaldata dal giorno, mentre il silenzio della campagna è rotto solo dal canto degli uccelli e dal suono lontano di qualche trattore che, al calar della sera, si affretta a rientrare.
Su uno di quei dolci rilievi, come un piccolo gioiello incastonato tra il verde e l’azzurro, sorge Ortezzano, un borgo antico, ricco di storia e di tradizioni. Dalla sua posizione privilegiata, il paese domina la vallata dell’Aso, osservando da secoli il fluire del tempo con la quieta dignità delle cose immortali. Chi arriva per la prima volta, magari dopo una lunga strada tortuosa, ha la sensazione di aver scoperto un luogo segreto, lontano dal frastuono del mondo moderno, un angolo dove il passato non è mai del tutto svanito.
Per comprendere Ortezzano bisogna tornare indietro di secoli, quando le Marche erano ancora abitate dai Piceni, un popolo fiero e guerriero che aveva scelto queste terre fertili per costruire i propri villaggi. Gli scavi archeologici nella zona hanno riportato alla luce testimonianze della loro presenza: monili, armi e urne funerarie che raccontano di una civiltà antica, devota agli dèi e alla guerra.
Poi arrivarono i Romani, e con loro il tempo della grandezza e dell’ordine. Ortezzano, come molti altri centri della regione, entrò a far parte della vasta rete dell’Impero e divenne un importante snodo agricolo e commerciale. Ancora oggi, nei dintorni del paese, si possono scorgere resti di villae romane, case di campagna appartenute a nobili patrizi che trovavano in queste terre un rifugio sereno, lontano dal caos delle città.
Ma il destino del borgo non si fermò con la caduta di Roma. Nel Medioevo, Ortezzano si trasformò in un castello fortificato, difeso da mura possenti e torri di guardia. Conteso tra i potenti signori della Marca Fermana, il borgo divenne un punto strategico nelle continue lotte per il dominio del territorio. Oggi, passeggiando tra le sue strade strette e tortuose, si può ancora immaginare l’eco degli zoccoli dei cavalli, il clangore delle spade e il brusio delle botteghe medievali, dove artigiani e mercanti si affaccendavano tra stoffe pregiate e spezie provenienti da terre lontane.
Chi varca l’antica Porta da Sole, uno degli ingressi principali del paese, ha l’impressione di essere entrato in un altro mondo. Le case in mattoni rossi, con i loro balconi fioriti e i portoni in legno massiccio, raccontano storie di famiglie che hanno vissuto qui per generazioni. I vicoli si snodano in un intreccio armonioso, conducendo il visitatore alla scoperta di angoli nascosti e scorci mozzafiato.
Nel cuore del borgo si erge la Chiesa di San Girolamo, un edificio che racchiude secoli di fede e arte. Con la sua facciata semplice ma elegante, la chiesa custodisce affreschi antichi e un’atmosfera raccolta, che invita al silenzio e alla contemplazione.
Poco più avanti, la Torre dell’Orologio, con il suo meccanismo antico e le sue campane che scandiscono il tempo, si erge come un custode silenzioso del borgo. Dalla sua sommità si può godere di una vista mozzafiato: la valle dell’Aso si estende come un tappeto verde, punteggiato di campi coltivati, uliveti e vigneti che si perdono fino all’orizzonte.
Il Palazzo Comunale, con le sue forme armoniose e i dettagli architettonici rinascimentali, è un altro simbolo del paese. Accanto ad esso, la Piazza del Popolo, piccola e raccolta, è il cuore pulsante di Ortezzano. Qui, nelle calde serate estive, gli abitanti si ritrovano per chiacchierare, mentre i bambini giocano sotto lo sguardo attento delle nonne sedute sulle panchine di pietra.
Uno degli eventi più attesi è la Festa dell’Uva, che si tiene ogni anno a settembre, quando i vigneti si riempiono di grappoli maturi e il profumo del mosto inebria l’aria. Durante la festa, le strade si animano di carri allegorici, danze e degustazioni di vini locali, in un tripudio di sapori e colori.
Ortezzano è più di un semplice borgo: è un luogo dell’anima, dove ogni pietra racconta una storia e ogni scorcio regala un’emozione. È il rifugio perfetto per chi cerca autenticità, per chi desidera perdersi tra le pieghe del tempo e riscoprire il piacere delle cose semplici.
Chi arriva a Ortezzano difficilmente lo dimentica. Perché qui il tempo scorre più lento, le tradizioni sono vive, e il cuore del borgo batte ancora al ritmo delle stagioni, delle feste e delle storie che continuano a essere raccontate, come un antico canto che risuona tra le colline marchigiane.